Justmen
associazione di promozione sociale
cf/iva: 03772190272
Venezia
Il progetto
JustMen la ridefinizione ovvero lo scavalcamento del concetto
di disabile
«L’handicap
è una parte del mondo, non un mondo a parte»
Justmen
è un progetto ambizioso che guarda al mondo dei disabili motòri
con l’intento di contribuire ad annullarne i confini o meglio
abbattere le barriere psicologiche individuali e quelle convenzionali
e sociali che lo tengono distinto, quando non separato, dal resto della
società e di restituire ai disabili la capacità e la voglia
di riscoprire la vita in modo più totalizzante ed autentico di
quanto abbiano mai sperimentato, prima e dopo la disabilità,
arrivando a porsi come protagonisti di riferimento per gli altri, tutti
più o meno «variamente abili», scavalcando completamente
la definizione stessa di disabile.
In questa visione sta l’elemento di originalità del progetto
e cioè dimostrare come sia possibile “ridisegnare”
l’ambito delle “abilità” in un “disabile”,
al punto che egli stesso possa considerare la sua disabilità
fisica come un fatto del tutto secondario rispetto all'insieme delle
sue capacità reali e che altrettanto possa avvenire nella considerazione
sociale.
Appartiene all’esperienza quotidiana di ciascuno di noi il fatto
che di fronte a un disabile si abbia l’istintiva sensazione di
trovarsi davanti a una persona meno capace, appartenente di fatto a
una differente categoria, menomata rispetto agli altri (normodotati).
E altrettanto istintivamente è ciò che pensa di sé
lo stesso disabile nel momento in cui lo diventa. Un giudizio automatico,
che prescinde dalla conoscenza di quella persona e del suo reale valore,
basato solo sul fatto che si presenta in carrozzina.
Si tratta di uno schema di istintiva discriminazione. Ed ogni successiva
correzione, fatta di premure, assistenza e persino privilegi, volentieri
concessi, in un certo senso non fa che amplificare quella discriminazione.
Se la menomazione però non è evidente, subito visibile,
tutto questo non avviene. Non scatta la valutazione di diversità.
Pensate tanto per fare un esempio a qualcuno col diabete. Così
sono in molti ad avere patologie occasionali o croniche, tali da porre
loro dei limiti a cui prima non erano soggetti, nello stesso modo anche
queste vere e proprie disabilità, che però non vengono
percepite socialmente come tali.
Se provassimo a pensare invece che ad una menomazione, ad una trasformazione
di quella persona, ecco che potremmo accostarci ad un criterio diverso
di valutazione, allo stesso modo in cui osserviamo senza meravigliarci
uno struzzo che non vola, pur essendo un uccello o un delfino che vive
solo in mare, pur essendo un mammifero.
Justmen si prefigge l’obiettivo di dimostrare che questa trasformazione
può essere davvero tale e di proporre questo traguardo alla valutazione
di tutti, «variamente abili», ciascuno con le sue capacità
e le sue incapacità.
L’idea
da cui nasce e gli obiettivi del progetto
Chi scrive è paraplegico dal '98 e fra le cose la cui mancanza
è costata di più, in vetta a tutte, c’è la
rinuncia ad una passione che era stata se non ragione, certamente entusiasmante
scuola di vita: la barca (a vela). Non l’oggetto in sé o
il gesto “sportivo” e tantomeno lo status simbol (che la mia
piccola barca certamente non era).
La barca si era invece rivelata uno straordinario strumento di libertà
e di crescita. Libertà nuova e inattesa, connaturata alla vita
di mare, con l'abbandono delle regole convenzionali e l'abbraccio esclusivo
e inebriante di quelle “naturali”,
vero e grande punto di riferimento per ogni azione e, ben presto, per
ogni pensiero.
Chi già conosce questa condizione non faticherà ad immaginare
come dover rinunciare da un giorno all'altro a tutto questo sia stata
forse la più grande disdetta, ancor più del fatto in sé
e per sé di non poter camminare (e non sembri un'eresia).
In questi anni, quindi, ho cercato un modo per superare anche quest'ostacolo.
E non cercavo un modo per salire su una barca: ce ne sono molti e li ho
provati tutti, ma servono solo a farsi un giretto, magari un'intera regata
(ammesso che piaccia). Nessuno però mi metteva in condizione di
prendere il mare in piena autonomia e andare di nuovo verso l'avventura
della vita, a trovare nuovi luoghi, altre persone o misurare le proprie
forze nell'affrontare (o assecondare...) quelle della natura, che sono
l'unica grande regola di cui tener conto.
Infine tornare a verificare un modo nuovo ed autentico di vivere i rapporti
con gli altri uomini, in cui prevalgono i valori che “a
terra”,
quando va bene, sono spesso relegati in secondo piano.
Un gran bel modo, insomma, di trovare sicurezza in se stessi, che scaturisce
anche dalla verifica e dalla conoscenza dei propri limiti, accettare i
quali è l'unico modo per essere davvero forti e capaci. Ciò
che è vero per chiunque.
Ed ha iniziato a far capolino anche un’altra considerazione. Che
una persona che “conquista” questa dimensione non
è più un passo indietro agli altri, anzi... E ciò
ai propri stessi occhi e agli occhi degli altri. Il seme da cui è
germogliato il progetto Justmen.
Dunque la barca come strumento d’azione:
• la navigazione e quanto vi è connesso, in termini pratici
ed esistenziali, come strumento di maturazione ed autostima;
• le attività “pubbliche”, da intraprendere servendosi
della barca, quale strumento per eliminare il dato della disabilità
come punto caratterizzante nel giudizio dei terzi, inducendoli a superare
la negatività “inclusa” nel concetto di disabile e
a scoprire un modo diverso di prendere in considerazione quella persona
(ciò che fa, magari con successo).
Le attività del progetto dovranno quindi avere caratteristiche
tali da produrre un simile risultato. Due esempi illustrano bene il concetto:
• programma di “iniziazione” alla vela d'altura
per giovanissimi, condotto dall’equipaggio di Justmen in collaborazione
con altre associazioni e con le scuole (microcrociere per far conoscere
ai piccoli allievi i valori del mare, dello sport, della natura, della
condivisione di piaceri e doveri; un week end da lupetti di mare), in
cui sono anche i “disabili” ad essere utili agli altri, cogliendo
nei fatti l’obiettivo di “educare” i ragazzi e i loro
familiari ad un rapporto paritetico con in altre circostanze avrebbero
visto sotto una luce diversa;
• partecipazione come imbarcazione ufficiale di un network televisivo
con il compito di seguire sul campo di regata le fasi della Coppa America,
ospitando a bordo i commentatori incaricati e gli esperti invitati di
volta in volta; un modo estremamente spettacolare di proporsi all’attenzione
del pubblico in un invidiabile ruolo di successo.
Entrambe iniziative capaci di far da volano allo sviluppo del progetto
Justmen.
"...and
the sea will grant each man new hope,
as sleep brings dreams... Christopher Columbus."
Captain Marko Ramius (Sean Connery) in Hunt for Red October
Capitano Marko Ramius (Sean Connery) in Caccia a Ottobre Rosso "...e il mare concederà ad ogni uomo nuove speranze,
come il sonno porta i sogni... Cristoforo Colombo"