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La presentazione di Queentime sul sito del progettista Finot La prova in mare del mensile Nautica
Le immagini di Queentime:
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La barca
di JustMen La scelta della barca Sin dall'inizio, nell'immaginare quale tipo di imbarcazione fosse più adatto per le nostre esigenze, la scelta era caduta su due differenti possibilità: un catamarano, con i suoi spazi generosi e la stabilità di navigazione, ma costoso, maggiormente problematico nella ricerca di un ormeggio e più "brusco" con mare formato nel passaggio sull'onda; un monoscafo sufficientemente grande per garantire la mobilità delle carrozzine a bordo e moderno nelle linee di progettazione, tale da risultare comunque veloce, confortevole in navigazione, con una buona stabilità di forma (oltre che di chiglia) per minimizzare lo sbandamento sotto vela, con il vantaggio di un costo inferiore (sia di acquisto che di gestione) e nessun problema particolare riguardo gli ormeggi. Va detto che costi e facilità di gestione ci facevano propendere per quest'ultima soluzione, anche se sembrava difficile trovare un modello con le caratteristiche adatte e che non ci costringesse a smantellare tutta la barca per riallestirla in modo compatibile con la circolazione interna delle carrozzine: questo avrebbe fatto lievitare i costi in modo inaccettabile. E così sempre più spesso prendevamo in considerazione l'offerta di catamarani sul mercato, scontrandoci ogni volta con la realtà: se il prezzo era (relativamente) basso, il catamarano era vecchio d'età e concezione e quindi lento e pesante; quelli di progettazione più recente, con linee d'acqua meno penalizzanti rispetto alle prestazioni (anche a motore) erano inevitabilmente più giovani e costosi. A dirla tutta, un modello di monoscafo adatto alle nostre aspettative c'era, Queentime di ZetaGroup, ma un po' per l'impostazione di barca robustamente motorizzata, un po' per politica di marchio, il prezzo non era così alla portata. Per giunta l'offerta sul mercato dell'usato era davvero scarsa. Solo tre o quattro esemplari offerti nel corso di quattro anni su una cinquantina di esemplari costruiti: decisamente chi ce l'ha questa barca se la tiene, il che depone a favore della bontà del progetto e della costruzione. E infatti la barca nasce da un binomio eccezionale: Renzo Zavatta e Jean Marie Finot. Questa fantastica coppia inventò il Comet 910, caratterizzato, in un periodo in cui tutti i velisti puri la aborrivano, dalla poppa larga. Il Comet 910 vinse subito le principali regate, contribuendo ad accendere la stella di Cino Ricci. Per non parlare degli altri innumerevoli scafi vincenti e di successo usciti dalla creatività dello Studio Finot (GroupeFinot). Finchè l'occasione si presentò: l'offerta di una Queentime eccezionalmente ben tenuta e usata davvero poco, ad un prezzo finalmente accessibile per noi. Detto fatto e presi i necessari accordi con il broker che ne trattava la vendita, siamo partiti per il nord Europa, dove si trovava la barca, attrezzati di buone speranze, ma soprattutto della preziosa presenza dell'amico Marco Scarpa, ingegnere trevigiano, velista di lungo corso, noto ed esperto perito nautico, la cui assistenza è stata preziosa per stabilire la bontà dell'imbarcazione ed individuare i pochi, rimediabili difetti (chi fosse interessato ai suoi utili consigli, può leggere i suoi articoli sul suo sito www.nauticautile.altervista.org). Ora la nostra Queentime, che naturalmente ha preso il nome di Justmen, fa base nel Marina Sant'Andrea (S. Giorgio di Nogaro, laguna di Marano) ed è pronta per i lavori di allestimento che la renderanno accessibile, governabile e abitabile in completa autonomia anche da un equipaggio di soli disabili in carrozzina. Per saperne di più su Queentime, oltre che sul sito del progettista, dove c'è una presentazione del modello (Finot - presentazione Queentime), è interessante leggere la prova "su strada" fatta dal mensile Nautica (Nautica - prova Queentime). Le modifiche e gli adattamenti in corso di lavorazione Diversamente
dalle soluzioni adottate finora dalle uniche altre due imbarcazioni
d'altura pensate o adattate per disabili (il catamarano
di Andrea Stella e il monoscafo
di 12 metri di Velaetica), a parte quella di cui diremo
tra poco, abbiamo scartato il sistema della pedana/lift per scendere
in cabina, che pure era il metodo a cui pensavamo fin dall'inizio: ci
avrebbe costretto a smantellare una parte degli interni per far spazio
alla pedana e per consentire l'accesso delle carrozzine nel bagno. 1. una passerella integrata in una pedana elevatrice (a pantografo) per la salita e la discesa dalla barca anche con variazioni di marea significative e in assenza di pontili galleggianti; 1a. in alternativa, una gruette a poppa per traslare una persona in carrozzina dalla barca in banchina e viceversa, quando non siano disponibili pontili galleggianti; 2. la postazione di governo modificata in poltroncina, facilmente accessibile dalla carrozzina, con forma e imbottitura comoda e contenitiva, tale da poter essere usata a lungo senza conseguenze a danno della circolazione (antidecubito) e che permetta i necessari adeguamenti di posizione in relazione allo sbandamento della barca sotto vela; tutto questo tentando di salvaguardare la nicchia attualmente destinata alla zattera autogonfiabile di salvataggio (vedi foto postazione di governo attuale); c'è poi l'intenzione di studiare un sistema per rendere la poltroncina trasformabile in "verticalizzatore", così da poter governare la barca anche in posizione eretta (che costituisce inoltre un benefico esercizio per chi vive in carrozzina); 3. l'inserimento di un'analoga poltroncina sul lato sinistro, alla manovra del winch nei casi in cui non si vuole usare il rollafiocco (vedi foto posto di manovra sinitro); 4. modifica del sistema di governo della vela di prua, con la trasformazione in fiocco autovirante, così da permettere di governare la barca anche senza l'assistenza di una seconda persona durante le virate; la randa di serie è già rollabile nell'albero; 5. sistema EasyRail per scendere dal pozzetto alla cabina e viceversa, allo stesso modo ci si sposterà all'interno della barca sfruttando un'imbragatura, i binari a soffitto e il sollevatore elettrico della IcMobility; questa scelta, oltre a preservare gli allestimenti interni, permette di continuare ad usare una barca con le tradizionali divisioni in cabine, a tutto vantaggio della privacy e rispettando il criterio di intervenire con minimi adattamenti pittosto che progettare un "veicolo" speciale per disabili (ciò che si fa normalmente con le auto); autore del progetto, oltre che socio dell'azienda fornitrice, l'ing. Enrico Pizzi, che ringraziamo per la sua disponibilità; 6. altri eventuali accorgimenti ed accessori, per i quali vi rimandiamo alla pagina del menu gli accessori «speciali».
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